Partenza sprint della fiera: Picasso a 35 milioni e vendite diffuse in tutti i segmenti del mercato

IL Giornale Dell'arte

Dalle opere museali di Picasso, de Kooning, Soulages, Frankenthaler e Albers agli artisti emergenti di Statements e Zero 10, il primo VIP Day conferma una domanda trasversale e internazionale. Hauser & Wirth guida le vendite con 35 opere collocate nelle prime ore di fiera

 

Le prime ore di Art Basel 2026 restituiscono l’immagine di un mercato dell’arte internazionale più solido di quanto molti osservatori avessero previsto. Le vendite comunicate dalle gallerie nel corso del primo Preview Day, il 16 giugno, mostrano una domanda distribuita tra le diverse fasce di prezzo e periodo storico: dai capolavori museali da decine di milioni di dollari fino agli artisti emergenti presentati nelle sezioni più sperimentali della fiera. Questa ampiezza è sicuramente il dato più significativo dell’apertura. Le transazioni riportate spaziano dalle a otto cifre fino alle vendite da poche migliaia di euro, coinvolgendo collezionisti privati, fondazioni e musei provenienti da Europa, Asia e Americhe. Pittura, scultura, installazione, tessile, pratiche concettuali e arte digitale trovano tutte spazio in un mercato che appare quindi attivo e trasversale. 

 

Le prime ore della fiera confermano anche la forza del contemporaneo più richiesto. La losangelina, con sede pure a New York, David Kordansky ha venduto «Nintendo #4» (2026) di Jonas Wood per 1,5 milioni di dollari, mentre Karma ha collocato «Bonsai #13» (2026) dello stesso artista per 825mila dollari. La galleria ha inoltre registrato vendite per Kathleen Ryan, Maja Ruznic, Woody De Othello e per la pittrice americana Jane Dickson. Pace ha ottenuto 1,4 milioni di dollari per «Power Tower» (2019) di Lynda Benglis, 750mila dollari per «Untitled (Gerhard's Forest)» di Robert Longo, 500mila dollari per «Half & Half» (1967) di Kenneth Noland (un quarto della cifra riscossa da GRAY per l’altra opera, del ’61, presente in fiera) e 450mila dollari per una nuova opera di Loie Hollowell, quest’ultima, conosciuta per le sue astrazioni geometriche, presentata anche da Silverman. Ulteriori collocamenti hanno interessato artisti come Alicja Kwade, Joel Shapiro, Marina Perez Simão, Arlene Shechet, Pam Evelyn, Trevor Paglen e Yto Barrada. La crescita del mercato per le artiste del secondo Novecento rappresenta una delle tendenze più evidenti emerse a Basilea. Oltre alle vendite milionarie di Frankenthaler, Bourgeois, Drexler e Salcedo, Berry Campbell ha collocato «Lucy» di Mary Abbott per 500mila dollari, «No. 10» di Judith Godwin per 375mila dollari e un'opera di Pat Passlof per 75mila dollari.

 

"Con la mostra di Helen Frankenthaler attualmente in corso al Kunstmuseum Basel, l'attenzione si è estesa alle artiste del Novecento oggi oggetto di una profonda rivalutazione critica", ha dichiarato Christine Berry. "Siamo entusiasti della risposta dei collezionisti e dell'energia della fiera "

 

– Margherita Panaciciu, IL Giornale Dell'arte

 


 

LEARN MORE

June 17, 2026